Eventi a Bologna con il Progetto Mambo

Il Mese degli Spaventapasseri

SCHEDA
Zona:
Giardino del Guasto - Ingresso da via del Guasto - Bologna
Apertura:
Da venerdì 15 a venerdì 22 giugno 2012
Telefono:
(+39) 392 8780106
Prezzo:
Ingresso gratuito

 Il Mese Degli Spaventapasseri mostre arte ambiente Bologna giardino del guasto giugno 2012

La mostra itinerante fa tappa al Giardino del Guasto

Venerdì 15 giugno dalle ore 18 il Giardino del Guasto si popola per una settimana di 13 spaventapasseri. Le realizzazioni sono frutto del genio creativo di altrettanti artisti: Marco Ara, Claudia Bortolotti, Antonio Caranti, Lamberto Caravita, Roberto Costa, Roberta Ferrara, Ilaria Giaconi, Lucia Govoni, Benedetta Jandolo, Enrico Lomaestro, Angela Marchionni, Rossella Ricci e Paola Ventura.

Il progetto nasce nel maggio del 2006 quando diciassette artisti realizzano, su invito di Giuseppe Salerno, altrettanti spaventapasseri per una esposizione romana presso i giardini dell'Auditorium. Una seconda esposizione con 50 opere si svolge nel luglio del 2011 a Fabriano presso i Giardini del Pojo e poi in autunno nuovamente a Roma.

Sul successo di queste prime iniziative si fonda l'idea di dedicare ogni anno il mese di giugno agli Spaventapasseri. Quest'anno diverse località italiane si sono impegnate a festeggiare questa antica presenza, condividendo intorno ad essa il comune sentire in difesa del territorio e in favore di un equilibrato rapporto tra ambiente naturale ed ambiente urbano. La tappa bolognese si avvale dell'organizzazione di A.D.D.A. (Associazione Donne D'Arte) e dell'Associazione Giardini del Guasto.

Oltre a Bologna, hanno aderito: Calcata (VT), Campello sul Clitunno (PG), Roma, Arcevia (AN), Cerreto D'Esi (AN), Macerata (AN), Corigliano Calabro (CS), Fabriano (AN), Gubbio (PG) e San Ginesio (MC).

Nell'atmosfera magica del Guasto gli spaventapasseri trovano il loro habitat naturale. La loro collocazione è così naturale e ben studiata che dispiace sapere siano in questo giardino solo temporaneamente. Impassibili agli schizzi d'acqua e alle urla festose, abitano questo spazio, custodendo i bambini che ogni tanto si ribellano ai questi silenziosi osservatori meno dinamici di loro ma non meno gioiosi ed accettano in silenzio qualche loro piccola angheria...

Ecco come il curatore della mostra nazionale, Giuseppe Salerno racconta la nuova funzione degli spaventapasseri:

"Quando l'uomo mai distoglieva i piedi da terra e gli occhi dal cielo, quando lo sguardo andava oltre l'orizzonte dove tutto si ricongiunge, quando lo scorrere lento delle ore, dei giorni, delle stagioni segnava il tempo, quando i mondi dell'anima erano in sintonia con i ritmi dell'universo, quando la coscienza dell'appartenenza e della dipendenza governava il quotidiano, loro erano lì, piccola cosa, a difendere il lavoro d'ogni giorno per la sopravvivenza. Non certo per scongiurare i nubifragi, i terremoti e le catastrofi, ma per tenere lontani gli uccelli. Quegli stessi uccelli che nell'ambiente naturale, non condizionato dalla presenza umana, propagano il seme dando vita a vegetazioni "spontanee" i cui frutti, a disposizione di tutti, sono la ricchezza della terra. Ma l'uomo poi, sempre più chino a curare il "proprio" orticello, ha smesso, scacciati gli uccelli, di osservare le stelle, ha innalzato steccati ed ha preso, dimentico dall'antica coscienza e carico della presunzione di chi vuol sentirsi vicino al creatore, a edificare il suo mondo artificiale. I crocevia dello scambio e dell'incontro sono divenuti rapidamente, nei secoli, tessuti urbani, megalopoli che, sottraendo la terra ai nostri piedi hanno lasciato che gli orizzonti scomparissero dietro le costruzioni. Lontane dagli ambienti naturali, le città hanno generato luoghi asettici e scandito ritmi incalzanti che, ignorando l'alternarsi del giorno e della notte, del caldo e del freddo, hanno compromesso il rapporto indissolubile tra l'uomo e il suo habitat determinando nel profondo di ogni anima un malessere esistenziale. La cultura fondata sulla massima specializzazione, insieme alla tendenza esasperata a frammentare, costringono tutto in recinti sempre più piccoli e tra loro privi di comunicazione. La città e la campagna, l'asfalto e la terra. Da tempo gli uomini, prigionieri delle proprie case, non coltivano più la terra mentre l'industria, delegata dalla collettività a governare le grandi serre, non si preoccupa più degli uccelli che, non più intimoriti dagli spaventapasseri, sono braccati dai cacciatori. E gli uccelli con i loro semi si inurbano. E mentre tra l'asfalto nascono ciuffi verdi di speranza, gli spaventapasseri tornano a reclamare la propria terra."