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Vizi d'estate nel Chiostro di San Domenico

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Marco Malvaldi a Bologna per gola e superbia

 

Trascorrere una serata a giugno nel chiostro di San Domenico con la sua scenografica illuminazione e le aiuole con gli oleandri in fioritura perfettamente curate, è qualcosa di più vicino all'estasi che al vizio. Eppure si è prestato a cornice per un incontro dove si sono accostati due vizi capitali: gola e superbia. A moderare il dibattito Marco Malvaldi.Se una serata sulla gola annovera tra i suoi sponsor una ditta di salumi (n.d.r. la Levoni), non oso pensare quale fosse lo sponsor martedì scorso per la lussuria...” scherza lo scrittore pisano.

 

L'occasione è la presentazione dei libri di Francesca Rigotti e Laura Bazzicalupo che per Il Mulino hanno scritto rispettivamente "Gola. La passione dell'ingordigia"  e "Superbia. La passione dell'essere" (collana Intersezioni). Se ne discute nell'ambito della rassegna Vizi d'estate nel Chiostro di San Domenico che accosta le nuove pubblicazioni a scrittori di successo, un momento di intrattenimento e di elegante marketing, in linea con lo stile della casa editrice bolognese.

 

Si entra subito in tema. La superbia è stata considerata il primo dei vizi per essere il peccato di Lucifero, corrodendo l'uomo dall'interno. Non da meno la gola è legata alla figura di Eva e al peccato originale partito dalla mela. Malvaldi si è inserito nella contesa sulla supremazia tra i due vizi, sottolineando quanto nella società odierna il vizio si connoti come mancanza di autocontrollo. Quale davvero è il primo in assoluto tra i due?

La superbia è insita nell'uomo, legandosi alla capacità di andare oltre se stesso. Diventa vizio nella ricerca della perfezione, quando non si accettano più i limiti della natura umana. Il vizio della gola, messo in cima agli altri dal Monaco Cassano, viene poi progressivamente retrocesso a semplice vizio della carne. Ha come elemento specifico il fatto che si possa riconoscere nelle persone che ne sono condizionate. A tal proposito Francesca Rigotti si è chiesta vi fosse un legame tra l'indulgenza che prova per la gola San Tommaso e il fatto che fosse pingue...

Allora le regole della continenza prevedevano che non si dovesse anticipare il pasto (al bando il moderno rito dell'aperitivo), evitare i cibi troppo costosi (Malvaldi allude alle vetrine dei salumieri bolognesi del centro) e mangiare più del dovuto. Inoltre non si dovevano elaborare eccessivamente i piatti e fare attenzione a quello che si mangiava. Insomma oggi pare che sia molto facile trasgredire tali indicazioni.

Ma quando dal peccato si passa alla malattia?

I vizi sono cambiati con il tempo. La gola, grazie alla gastronomia, ha subito una sorta di deresponsabilizzazione, diventando un disturbo alimentare più che un vizio. Analogamente la superbia, dopo essere stata oggetto di attenzione da parte della religione e della filosofia, è diventata patologia con la psicanalisi. Oggi i grandi superbi tendono ad esserlo in nome di qualcosa (la scienza, l'ideologia, etc) che consente di sentirsi esentati dalle regole imposte agli altri, fino a sentirsi liberi di annientarli. Non a caso Faust, il più grande superbo, era uno scienziato...

 

E' singolare per Malvaldi come i due vizi abbiano effetti completamente diversi: quanto il goloso è condizionato dalla socialità, tanto il superbo la schifa. Entrambi sono stati oggetto di analisi da parte delle neurobiologia che nel caso della superbia ha dimostrato in modo scientificamente plausibile quanto la presenza del potere possa influenzare la natura umana.

E se fosse la società a indurre al vizio?

In realtà la gola dal controllo del corpo si è trasformata in soddisfazione mentale. Da vizio sociale, legato alla convivialità (era considerato uno dei vizi dei cenobiti vin contrapposizione alla superbia più tipica degli eremiti), si è analogamente spostato nella sfera privata, come ben testimonia il racconto di Alberto Moravia, “Il goloso”. Oppure la diffusione di anoressia e bulimia.

Del resto la proibizione, la repressione e l'ascesi eccitano il desiderio. Nella società contemporanea, post-edipica e narcisista, crolla la repressione: ciò' che era interdetto (sii te stesso, godi) diventa l'imperativo. La sollecitazione continua del desiderio, all'affermazione del se incita alla superbia. Così come nel rapporto con il cibo, sempre più raffinato e disponibile, esalta il piacere e libera dall'aspetto più strettamente legato al bisogno fisico.

 

Malvaldi, rifacendosi alla sua formazione scientifico-biologica, si è chiesto quanto il vizio sia stato più o meno vantaggioso nell'evoluzione umana. Una dose di superbia serve nel processo di crescita per auto-affermarsi, purché non si pecchi di “ubris”. Il piacere (anche quello collegato alla tavola) è fondamentale per la conoscenza, come già sostenuto da Aristotele.

 

I tre relatori hanno concluso cercando una terapia per il futuro: in che modo si può vincere il vizio?

Bisogna vivere i vizi senza eccedere. Oggi la superbia si accanisce contro i deboli o contro le proprie fragilità, sfociando nella violenza e nell'auto-annientamento. La consapevolezza delle proprie imperfezioni aiuta a batterla, In una società secolarizzata in cui decadono il senso della vergogna e di colpa, credendo all'innocenza umana di fondo, forse occorrerebbe ridare una dignità anche al peccatore. Uno status tipico delle figure descritte da Dante.

 

La serata si è conclusa tra i salumi dello sponsor per chi voleva cedere alla gola. Per i superbi bastava ignorare l'affollato buffet.

 

Ricordiamo i prossimi appuntamenti della rassegna Vizi d'estate nel Chiostro di San Domenico:

Giovedì 21 giugno ore 21

Avarizia e Invidia: Marcello Fois dialoga con Stefano Zamagni e Elena Pulcini

Lunedì 25 giugno ore 21

Ira e Accidia: Gianrico Carofiglio dialoga con Remo Bodei e Sergio Benvenuto