Eventi a Bologna con il Progetto Mambo

VirtualBologna intervista Carlo Pesta

Eventi danza teatro a Bologna: VirtualBologna intervista Carlo Pesta

Ballare "la grande capacità narrativa di Shakespeare".

Un grande classico del balletto aspetta il pubblico bolognese dell'Europa Auditorium nel weekend del 16 e del 17 gennaio. Un classico che nasconde numerose novità che potevano esserci illustrate da Carlo Pesta. Direttore artistico dello spettacolo che porta in scena la Compagnia del Balletto di Milano. La musica dal vivo dell'Orchestra del Teatro Coccia di Novara accompagnerà il ballo.

Nel corso della sua carriera, Pesta ha danzato accanto ai grandi nomi italiani e internazionali, da Carla Fracci a Rudolf Nureyev. Fino al 1990 ha fatto parte del Balletto della Scala (dove si era diplomato), formandosi a livello coreografico in un altro tempio della danza: l'Accademia Teatro Bolshoi di Mosca. Nel 1989 fondando l'Associazione Culturale Arteatro (della quale è attualmente Presidente), ha posto le basi della sua attività professionale odierna. Con l'intento di diffondere la danza sia in Italia che all'estero, ha creato una circuitazione stabile di oltre duecento spettacoli l'anno. Riveste numerosi incarichi quale esperto di danza e di teatro.
Ci limitamo ad indicare quelli che lo vedono tra i protagonisti della messa in scena del "Romeo e Giulietta". Dal 1998 è Presidente e Direttore Artistico della Compagnia "Balletto di Milano", mentre dal 2002 è Direttore Artistico ed Organizzativo del Teatro di Tradizione Teatro Coccia di Novara e da gennaio 2005 Sovrintendente della Fondazione Teatro Coccia. Numerosi i riconoscimenti ottenuti in questi anni, tra i quali il prestigioso titolo di Cavaliere Ufficiale della Repubblica Italiana.

La professionalità nella costruzione di un balletto è fondamentale. Pesta ci spiega che "in uno spettacolo di danza ci deve stare tutto: gli interpeti, la musica, le scene, i costumi e le luci. Chi sa osservare la danza nota il rigore in tutte queste componenti che a volte un certo concetto di danza contemporanea tende a stravolgere, sotto questa parvenza di novità. Personalità come Maurice Bejart ci hanno insegnato che si possono fare grandi lavori con un linguaggio contemporaneo".

Veniamo a "Romeo e Giulietta". Il balletto è stato presentato come un balletto moderno, ma l'abbinamento tra la vicenda shakespeariana e le musiche di Čajkovskij fa pensare a tutt'altro.
"Infatti più che di moderno, per il tipo di impianto, ci troviamo di fronte ad un balletto tipicamente neoclassico. La modernità può essere trovata in alcune idee registiche e nelle interessanti soluzioni coreografiche. Questo aspetto è stato affidato ad uno dei maestri della scena internazionale: Giorgio Madia (si è recentemente occupato delle coreografie del concerto di Capodanno a Vienna)".

Il segreto del fascino di una vicenda come quella di Romeo e Giulietta ai giorni nostri?
"E' la grande capacità narrativa del racconto di Shakespeare. Una capacità che deve avere altrettanta ricchezza ed espressività narrativa per poter essere portata in scena nella sua grandezza. Tante volte lo abbiamo visto rovinare..."

Questa esperienza come è nata?
"L'idea era partita dal direttore artistico del Teatro di Mosca, venuto a mancare qualche tempo fa. E' nato da tutta la sua esperienza in campo musicale. Era stato lui a indirizzare la scelta su questi 20 minuti di Čajkovskij anzichè sulle musiche di Prokofiev, alle quali tradizionalmente si associa la storia di Romeo e Giulietta. Attingendo da questo frammento e da altri inediti, ne è venuta fuori una partitura originale. Un capolavoro. La revisione musicale del tutto originale, anche in questo caso è stata affidata ad un grande nome, Michele Rovetta, che oggi è alla Staatsoper di Berlino".

L'aspetto più difficile nella realizzazione di "Romeo e Giulietta"?
"E' stato un lavoro molto impegnativo. Innanzitutto non è stato facile coordinare i 4 teatri coinvolti nella produzione: il Coccia di Novara, il Teatro Sociale di Mantova, il Donizetti di Bergamo e il Teatro Grande di Brescia. Si è ripagati dalla grande soddisfazione che mi ha portato da un'operazione del genere".

Infatti non sempre pubblico e critica si ritrovano così vicini nel giudizio positivo come in questo caso.
"Il pubblico è stato davvero trasversale. I giovani con la danza sono stati invogliati ad andare a teatro, mentre i meno giovani hanno apprezzato l'orchestra e le suggestioni liriche. Ne è conseguito successo trasversale. Per la prossima stagione abbiamo raccolto anche l'interesse dei teatri lirici e degli enti lirici. Lo spettacolo sarà portato ancora in giro".

Qualche anticipazione?
"Posso anticiparvi che "Romeo e Giuletta" sarà al Verdi di Trieste e a Genova. Ci avevano anche proposto di incidere la partitura, ma ho deciso di no perchè non vorrei che fosse acquistata e semplicemente riproposta come copiatura".

Anche altre sue produzioni precedenti, come Amor de Tango con Raffaele Paganini, hanno avuto altrettanto successo "Lo abbiamo ritirato quasi per stanchezza (mi interrompe sorridendo), tantissime tappe". La sua esperienza sembra smentire l'idea che il balletto debba essere considerato la "cenerentola" dello spettacolo nei cartelloni dei teatri italiani.
"Come sovrintendente di molti teatri lirici credo che non si debba bluffare con il pubblico. Secondo me il segreto consite nello stare attenti a non camuffare operazioni commerciali. Chi viene a teatro si aspetta di assistere ad uno spettacolo che non deve essere raffazzonato. Ormai sa cogliere le sfumature".

E il pubblico cosa pensa abbia colto di "Romeo e Giulietta"?
"Tutta la magia della storia. Lo spettacolo è fatto anche dalla scena e dai costumi che ne hanno costituito il successo. Affidati a Cordelia Matthes mostrano un gusto che definirei mitteleuropeo. Anche la scenografia, apparentemente semplice, ha comportato un grosso lavoro. Vedrete che il tradizionale balcone di Giulietta sarà sostituito da un'altalena. L'effetto è veramente emozionante".

L'aspetto più emozionante resta il connubio orchestra dal vivo e balletto. Uno spazio come l'Europa Auditorium consente questa possibilità. Ma non in tutti i teatri si potrebbe riproporre questa operazione.
"In alcune esibizioni abbiamo proposto il balletto con cd e nastri e chiaramente lo spettacolo non era lo stesso. Non sarà questo il caso di Bologna con la musica dal vivo di un'orchestra di cinquanta elementi".

Qualche sorpresa per il pubblico bolognese?
"La Compagnia del Balletto di Milano ha un organico più grande di quello in scena, ma nei due spettacoli all'Europa Auditorium lo amplieremo con altri 17 ballerini".

I due interpreti principali come sono stai scelti?
"Ci si fa un'idea poi si va alla ricerca. Abbiamo chiamato per Romeo, da Berlino, Martin Zanotti. Lavora molto nei teatri di Austria e Germania: un ballerino straordinario, un virtuoso. Altrettanto lo è la Molino, nel ruolo di Giulietta, in questo caso richiamata in Italia dall'Olanda. La loro unione sul palco si caratterizza per la freschezza, la gioventù che danno ai personaggi che interpretano. Altri ballerinii sono usciti dalle audizioni. In particolare vedrete sul palco Federico Veratti, nel ruolo di Mercuzio. E' stata una sorpresa: a soli 21 anni sa creare un'alchimia particolare sulla scena".

Lo scorso dicembre abbiamo assistito alla doppia esibizione del Balletto di Mosca La Classique , proposto in Italia proprio dalla Fondazione Arteatro che Lei presiede. Avendo conosciuto direttamente quella realtà artistica, pensa che i russi si possano ancora considerare i maestri del balletto internazionale?
"I russi sono ancora grandi nella danza classica. Si riconosce ancora il loro tradizionale rigore pulito che li fa risaltare. I successi dei balletti russi sono imbarazzanti, sembrano far svanire tutti gli altri".

Infine una curiosità. Come Direttore Artistico del Festival Pucciniano di Torre del Lago, come ha vissuto in questo inizio d'anno il rischio esondazione del lago Massaciuccoli?
"Mi preoccupava soprattutto la casa di Puccini. Per chi è pucciniano come me, sarebbe stato un disastro. Sono amico di Simonetta Puccini e ci siamo tenuti in contatto. Mi ha riferito dell'aiuto che ha avuto dalla protezione civile per tentare di mettere in sicurezza il pianoforte e gli altri oggetti, ma sarebbe stato un disastro. Pericolo rientrato. Quanto al teatro (n.d.r. dove si svolge ogni estate il festival dedicato alle Opere pucciniane) ero meno preoccupato trattandosi di una struttura moderna che avrebbe potuto affontare anche l'esondazione".

Alberto Andreoli

 
EuropAuditorium