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"Wildt, L'anima e le Forme" ai Musei San Domenico di Forlì

wildt
SCHEDA
Zona:
Musei San Domenico - Piazza Guido da Montefeltro, 12 Forlì
Apertura:
Da sabato 28 gennaio a domenica 7 giugno 2012
Orari:
Da martedì a venerdì dalle 9.30 alle 19.00. Sabato, domenica e festivi 9.30 - 20.00.
Telefono:
199.757515
Prezzo:
10 euro intero

I Musei San Domenico di Forlì ospitano, fino al 17 giugno 2012, una mostra dedicata ad Adolfo Wildt, "L'anima e le forme". Genio dimenticato del Novecento, solo recentemente inserito e riconsiderato nella cerchia dei massimi scultori suo secolo, Wildt fu un artista eccezionale. Ma nonostante i riconoscimenti e la fama raggiunti in vita - gli fu assegnata senza concorso ma per chiari meriti, la cattedra di scultura nella prestigiosa Accademia di Brera a Milano e fu nominato Accademico d'Italia, entrando così nell'esclusivo pantheon delle glorie nazionali - il suo apprezzamento da parte della critica è rimasto controverso.

Estraneo al mondo delle avanguardie e anticonformista, capace di fondere nella sua arte classico e anticlassico, Widt è un caso unico in questo suo essere in ogni istante tutto e senza luogo. Il passato non è più un flusso lineare di cose trascorse ma un tempo nuovo, decadenza e modernità insieme, una vasta landa di significati cristallizzati, Egitto e Grecia, Gotico e Rinascimento, che sopravvivono uno accanto all'altro, disponibili all'uso e al rischio dell'interpretazione.

La sua incredibile eccellenza tecnica ed il grande eclettismo fu criticata sia dai conservatori che non lo vedevano allineato per i contenuti ancora pervasi dal Simbolismo e per le scelte formali caratterizzate da richiami gotici ed espressionisti estranei alla tradizione mediterranea e all'arte di regime, sia dai sostenitori del moderno che mettevano in discussione la sua fedeltà alla figura, la vocazione monumentale, il continuo dialogo con i grandi scultori e pittori del passato e la predilizione della scultura intesa come esaltazione della tecnica e del materiale tradizionalmente privilegiato, il marmo, che lui sapeva lavorare raggiungendo effetti sorprendenti, sino alla più elevata purificazione dell'immagine.

Questi aspetti, che ne hanno condizionato per lungo tempo la fortuna, esercitano oggi su di noi un nuovo fascino che solo una grande mostra può finalmente restituire. Partendo dall'eccezionale nucleo di opere conservate a Forlì, dovute al mecenatismo della famiglia Paulucci di Calboli, protagonista della storia della città e della nazione, è oggi possibile radunare una serie di straordinari capolavori e ricostruire il percorso più completo della sua produzione sia scultorea sia grafica.

L'idea che governa questa esposizione è quella non di una rassegna di carattere monografico, ma di un percorso che, come nel caso della recente mostra su Canova, metta in relazione profonda le sue opere con quelle degli artisti, pittori e scultori, del passato, Fidia, Cosmè Tura, Antonello da Messina, Dürer, Pisanello, Bramante, Michelangelo, Bramantino, Bronzino, Bambaia, Cellini, Bernini, Canova, e i moderni, Previati, Dudreville, Mazzucotelli, Rodin, Klimt, De Chirico, Morandi, Casorati, Martini, Messina, Fontana, Melotti, con cui si è intensamente e originalmente confrontato, attraversando ambiti e momenti diversi della vicenda artistica.

I temi da lui privilegiati, come quelli del mito e della maschera, gli consentirono di dialogare anche con la musica e la letteratur contemporanea, da D'Annunzio, che fu suo collezionista, a Pirandello e Bontempelli; così, da ritrattista eccezionale quale era, i magnifici busti colossali di Mussolini, Vittorio Emanuele III, Pio XI, Margherita Sarfatti, Toscanini, e di tanti eroi di quegli anni, ha saputo creare un Olimpo di inquietanti idoli moderni.

Grazie al suo insegnamento a Brera e alla sua originalissima idea di scultura, la sua eredità la ritroviamo nelle opere dei suoi allievi prediletti, Lucio Fontana (dal 1927) e Fausto Melotti (dal 1928), destinati a diventare i protagonisti di un nuovo modo di concepire la forma.

Ancora una volta il percorso espositivo si articola all'interno delle grandi Sale che costituirono la biblioteca del San Domenico e nelle stanze del piano terra dove si sono svolte le mostre precedenti.