Fortitudo Pallacanestro

La tradizione sportiva bolognese ha un fiore all’occhiello: la pallacanestro, disciplina che in città è tra le più sentite e praticate e che divide l’opinione del pubblico a metà tra le due squadre più grandi, la Fortitudo e la Virtus, famose su suolo cittadino e nazionale.

Associazione sportiva d’annata, la Fortitudo Pallacanestro s.r.l. si forma ufficialmente nel 1932, all’interno della storica palestra di via San Felice in cui resterà fino agli anni Novanta, senza grandi glorie sportive nè sponsorizzazioni faraoniche, ma con l’appoggio di una tifoseria irriducibile e sempre costante nel sostegno durante tutta la storia della squadra:

Fortitudo Pallacanestroè la Fossa dei Leoni, formazione di supporter tenace e agguerrita, conosciuta anche per le spettacolari coreografie e i pungenti e buffi cori. Riassumendo i luoghi comuni e le rivalità che alla scena del basket bolognese appartengono da sempre, di sè scrive, sul suo sito ufficiale:

Tacciata di smisurato fanatismo ma tremendamente chiassosa per tutti i 40 minuti anche e soprattutto quando la squadra del cuore è in difficoltà. Una città divisa per amore del basket. Due modi diversi di vivere un incontro. Da una parte molti giovanissimi, parecchi esagitati e tanto cuore. Dall'altra insostituibili borghesi che lesinano l'applauso per non scomporre l'ultima novità di Gianni Versace.

E proprio ai grandi match sportivi e alla forza delle proprie tifoserie è legata la fama del club sulla scena sportiva cittadina. L’antitesi totale con i rivali cittadini della Virtus – l’altra grande squadra di pallacanestro nata e cresciuta in città – è ormai clichè tradizionale e motto sportivo per eccellenza. Il contrasto evidente e sottolineato dai giocatori e dai tifosi della Fortitudo – spartani e “popolari” – con il pubblico della bianconera Virtus, spesso formato dalla “Bologna bene dell’epoca”, è una caratteristica lampante della scena cestistica cittadina almeno fino a tutti gli anni Ottanta. Una rivalità dichiarata e a volte particolarmente forte soprattutto all’interno del palazzetto dello sport (il neointitolato Land Rover Arena) in cui le due squadre hanno risieduto e si sono sfidate per molti anni. Ma, è importante sottolinearlo, si è sempre trattato di una competizione su un sano livello goliardico, sempre volta alla competizione leale.

A cavallo degli anni settanta la Fortitudo diventa finalmente protagonista uno dei giocatori che ne segnerà l’identità: il Barone, al secolo Gary Schull. I fan lo ricordano come uno dalla grinta senza eguali, quella del mitico "numero 13", che l'ha fatto diventare il nostro giocatore più amato di sempre - al quale è stata intitolata la curva che ospita la Fossa dei Leoni - e l'esempio che tutti quelli che vestono la maglia biancoblu devono seguire, secondo l’ex giocatore e allenatore della squadra Dan Gay. Recentemente scomparso, di lui restano i ricordi legati allo spirito agonistico degli anni Sessanta e Settanta, periodo in cui fu protagonista della squadra e in cui ne segnò lo spirito e lo stile.

Il salto di qualità verso lo status di un club di spessore e fortemente competitivo a livello internazionale arriva a partire dagli anni Novanta, quando l’industriale bolognese Giorgio Seragnoli decise di sponsorizzare la squadra. Da allora il club cestistico è diventato uno dei più ricchi e validi su suolo europeo, conquistando dal 1998 due scudetti (disputando in totale dieci finali di play off lungo undici stagioni, dal 1996 al 2006), due Supercoppe italiane e una Coppa Italia. Il merito di questi risultati è soprattutto dei fuoriclasse che, negli ultim vent'anni, hanno militato tra le fila dei suoi giocatori: The A-Train, ovvero Artis Gilmore, così soprannominato per la sua possenza e per la modalità di gioco, sempre molto “fisica” e d’impatto. Cestista statunitense con un passato da protagonista nel circuito di campionati professionistici nordamericani, Artis concluse la sua carriera alla fine degli anni novanta nella Fortitudo, con cui mantenne una media di 12,3 punti e 11,0 rimbalzi a partita; Fortitudo PallacanestroCarlton Myers, uno dei più importanti cestisti italiani di tutti i tempi, portabandiera della delelgazione azzurra alle Olimpiadi di Sidney 2000, giocatore della nazionale e detentore del record di punti segnato durante un’unica partita: 87; Dan Gay, sia giocatore che allenatore (per un breve periodo, da marzo a luglio del 2007) della squadra, anche lui giocatore della nazionale (argento agli Europei del 1997), di cui è stato nominato team manager della i recente;  Infine Gregor Fučka, cestista sloveno ma naturalizzato italiano, vista la lunga attività agonistica svolta nel nostro paese. Protagonista di una stagione d’oro della Fortitudo (quella dello scudetto vinto contro la rivale storica Virtus) Fučka giocherà con la squadra bolognese per ben 5 anni, conquistando una seconda Coppa Italia (1997/98) e un secondo Scudetto (1999-2000). La sua carriera sportiva gli è valsa, nel 2000, l’Oscar del Basket Reverberi.

È grazie a questi giocatori che la squadra ha vissuto uno dei suoi periodi di maggior successo. Ricordiamo la vittoria del secondo scudetto nel 2005, ottenuto contro l'Armani Jeans Milano. Grande prestazione nella partita finale, vinta fuoricasa da bolognesi per 65 a 67 nella splendida cornice del Forum di Assago. Dopo la sconfitta nella finale scudetto dell'anno successivo contro Treviso, la squadra è stata protagonista di un netto calo di rendimento. Nella stagione 2006/2007 sono transitati tre ottimi allenatori, Frates, Ataman e l'inesperto Gay, ma nessuno è stato in grado di risollevare le sorti della squadra, destinata ad un anonimo tredicesimo posto finale. In marzo anche il cambio di proprietà con Gilberto Sacrati che rileva la società da Michele Martinelli.

La stagione successiva, con la guida di Andrea Mazzon la squadra riacquista l'energia e la passione per la competizione. Memorabile la vittoria nel 100° derby di Bologna, ottenuta dopo sei sconfitte consecutive in campionato. Le prestazioni negative in ULEB Cup condurranno però alla sostituzione di Andrea Mazzon con Dragan Sakota, storico e incrollabile allenatore della Stella Rossa Belgrado.Fortitudo Pallacanestro Con Sakota nel ruolo di head coach le sorti della squadra migliorano ulteriormente e la formazione riesce almeno a conquistare l'ottavo piazzamento, l'ultimo utile per i playoff. L'eliminazione è però immediata e senza appello, ad opera della corazzata Montepaschi Siena.

La sciagurata stagione 2008/2009 inizia fra alti e bassi e in dicembre Sokota viene sostituito da Cesare Pancotto. Una serie di dodici sconfitte in quattordici partite conduce la squadra nelle zone bassissime della classifica. Risucchiata in piena zona retrocessione la Fortitudo si ritrova a battagliare punto a punto per la salvezza contro la Solsonica Rieti. I laziali prevalgono all'ultima giornata a causa della rocambolesca sconfitta delle aquile contro Teramo, che si giocava il terzo posto in classifica. L'episodio del tiro non convalidato a Malaventura a quattro secondi dalla fine, che avrebbe portato avanti la Fortitudo di un punto, rimarrà uno dei momenti più amari della storia della squadra bolognese. La Legadue si presentava come una realtà già abbastanza amara, ma il rifiuto dell'iscrizione da parte del consiglio federale a causa di pendenze economiche, peggiorò ancora la situazione, costringendo la Fortitudo a ripartire dalla serie A dilettanti.

La stagione 2009/2010, con la guida tecnica di Alessandro Finelli, è iniziata nel migliore dei modi con quattro vittorie consecutive. 

(per il materiale, si ringrazia www.fortitudo.it)

 

 

 

  

 

 
 
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