Bologna attraverso i luoghi del cinema

Per chi vive o viene in visita a Bologna la scoperta della città attraverso i luoghi che ha prestato al cinema come location può essere un’esperienza appassionante e uno stimolante esercizio di memoria visiva: sono tanti i registi che l’hanno scelta per girarvi parti o interi film, per esigenze storico-realistiche – ambientarvi fatti realmente successi a Bologna - o per motivi puramente estetici, grazie alla suggestione e alle atmosfere che la città suggerisce.

Per gli appassionati può rivelarsi un’avventura entusiasmante ma interminabile, data la ricchezza di tappe e di scorci scelti di volta in volta dai tanti registi che vi hanno girato. Per questo si è scelto di disegnare dei percorsi che toccano solo alcuni tra i luoghi scelti dai cineasti, da fare in una giornata, a piedi, per le vie della città.

Stazione, via Indipendenza, Piazza Nettuno , Piazza Maggiore, Piazza Santo Stefano

 Il primo itinerario, che dalla stazione arriva in Piazza Santo Stefano, ha inizio da Piazza delle Medaglie d’Oro, dove sorge il nucleo centrale della stazione, inaugurata nel 1871 su progetto dell’architetto Gaetano Ratti dell’accademia Clementina di Architettura. Ai piedi dell’orologio che, a ricordo della strage terroristica del 2 agosto 1980 è puntato alle 10:25, sono stati allestiti i set di numerose pellicole: quelle antecedenti alla strage, come I sovversivi dei fratelli Taviani (1967), Fatti di gente perbene di Mauro Bolognini (1974) e quelli più recenti come Per non dimenticare di Massimo Martelli (1992) Romanzo Criminale di Michele Placido (2005) incentrati proprio sugli attimi terribili della strage. Imboccando via Indipendenza da Piazza di Porta Galliera, una delle 10 rimanenti porte monumentali che cingevano la città, si ripercorrono le location di Una bella grinta di Giuliano Montaldo (1964), Hanno rubato un tram di Aldo Fabrizi (1954), Ma quando arrivano le ragazze di Pupi Avati (2005), per giungere nella Piazza del Nettuno dominata dalla omonima fontana progettata dall’architetto e pittore palermitano Tommaso Laureti nel 1563 e sormontata dall’imponente statua in bronzo dello scultore fiammingo Jean de Boulogne da Douai, detto il Giambologna, sfondo di pellicole come La polizia è sconfitta di Domenico Paolella (1977), E allora Mambo di Lucio Pellegrini (1999) e La rivincita di Natale di Pupi Avati (2004). Da qui si raggiunge l’attigua Piazza Maggiore, piazza principale e cuore pulsante della vita cittadina, su cui affacciano la celebre basilica di San Petronio (iniziata nel 1390 e dalle imponenti dimensioni che ne fanno la quinta chiesa più grande del mondo), Palazzo del Podestà, eretto nel 1200 circa come edificio per svolgere le funzioni pubbliche e quindi sede del podestà e dei suoi funzionari, e Palazzo d’Accursio, sede del municipio ma anche del Museo “Giorgio Morandi”. In questa piazza sono state girate le memorabili scene di Edipo re di Pasolini (1967), Sognando la California di Carlo Vanzina (1992), Incontri proibiti di Alberto Sordi (1998), Ma quando arrivano le ragazze (2005) e La rivincita di Natale (2004) di Pupi Avati, regista bolognese per antonomasia. Attraversando una delle vie che intersecano la piazza (via degli Orefici, via delle Pescherie vecchie) attraverso le caratteristiche botteghe e il mercato che fanno da sfondo alle scene di Matrimoni di Cristina Comencini (1998), si raggiunge Piazza della Mercanzia  dove sorge il palazzo (sede di alcune Corporazioni oltre al Foro dei Mercanti) costruito tra il 1384 e il 1391, su progetto dello stesso architetto della basilica di San Petronio, e recentemente splendida location de L’ispettore Coliandro di Marco e Antonio Manetti (2006). Di qui imboccando via Santo Stefano si giunge nell’incantevole scenario della omonima piazza, circondata dal complesso delle Sette Chiese, da Palazzo Isolani, dai Palazzi bolognini, posti uno di fronte all’altro (detti delle “teste” per le decorazioni sporgenti dai conrnicioni). Qui, alla fine di questo prima passeggiata tra i luoghi del cinema, ci si può sedere per godere di uno dei migliori scorci della città, e per ricordare le suggestioni di film come Rossini! Rossini! di Mario Monicelli (1991), di tre delle tante pellicole bolognesi di Pupi Avati, Noi tre (1984), Dichiarazioni d’amore (1992) e Il cuore altrove (2003), La fuga degli innocenti di Leone Pompucci (2004) e di tanti altri.

Due Torri, via Zamboni, Teatro Comunale, Fiera district

 Il secondo itinerario proposto prende il via dalle due torri, simbolo comunemente riconosciuto di Bologna: chi vuole può risalire i quasi 500 gradini della  della Torre degli Asinelli per godere della splendida veduta dalla terrazza che ritroviamo in E allora Mambo di Lucio Pellegrini (1999), o semplicemente contemplarle dal basso per poi entrare in via Zamboni e lungo il percorso costeggiato da palazzi imponenti (Palazzo Malvezzi de’ Medici, sede della Provincia, Palazzo Malvezzi Campeggi, sede della facoltà di Giurisprudenza), proseguire fino a Piazza Rossini dove affacciano la Basilica di San Giacomo Maggiore (XIII secolo) e il Conservatorio di musica (sede del Museo internazionale e biblioteca della musica), per poi arrivare al Teatro Comunale, inaugurato nel 1763 nel luogo in cui, un tempo, sorgeva la Domus Aurea della potente famiglia Bentivoglio distrutta nel 1507, e set di alcuni film come Fortezza Bastiani (2002) di Michele Mellara e Ma quando arrivano le ragazze di Pupi Avati (2005). Il Teatro da su Piazza Verdi, cuore pulsante della Bologna universitaria e pertanto location perfetta per tante pellicole incentrate sulla vita studentesca, sugli anni della contestazione o sul mondo dei giovani in generale: La guerrà degli Antò di Riccardo Milani (1999), Paz di Renato De Maria (2002), Lavorare con lentezza di Guido Chiesa (2004) con le immagini della guerriglia urbana al tempo del’77 bolognese, ma anche vari altri generi, come Faccia di Picasso di Massimo Ceccherini (2000), Quo vadis, baby? di Gabriele Salvatores (2005), il già citato Ispettore Coliandro, e spostandosi nell’attigua via Belmerolo il thriller Almost Blue di Alex Infascelli (2000). I più appassionati della scoperta dei luoghi cinematografici della città possono concludere questo percorso a breve distanza dalla zona universitaria, seguendo la direttrice di via Zamboni poco oltre porta San Donato presso il contraltare moderno del punto da cui si è partiti, cioè le due Torri del Fiera District dell’architetto giapponese Kenzo Tange, che ritroviamo in E se domani di Giovanni La Parola (2005), Impiegati di Pupi Avati (1985), Jolly blu-il film degli 883 di Stefano Salvati (1998).

Ugo Bassi, Piazza San Francesco, via del Pratello, via Saragozza, colli

 Il terzo itinerario, partendo da Piazza del Nettuno per via Ugo Bassi, sulle orme della pellicola  Hanno rubato un tram di Aldo Fabrizi (1955) e de La rivincita di Natale di Pupi Avati (2004), prosegue su indicazione della celebre statua bronzea del patriota religioso che da il nome alla via (opera dello scultore Carlo Parmeggiani) verso l’incrocio con via Marconi, dove son state girate alcune scene de I fuorilegge del matrimonio di Valentino Orsini (1963) e porta in via del Pratello, la via dei bar, pub e osterie cari alla movida bolognese. Tale è la vivacità della via che il regista Paolo Angelini vi ha ambientato tutto il lungometraggio Paris, Dabar (2003), un tour nella Bologna da bere, tra personaggi tipici del luogo - che ancora si incontrano nei vari locali della via – e atmosfere notturne tipiche della “bolognesità”, che ritroviamo anche nelle scene qui girate da Pupi Avati ne Il cuore altrove (2003) e soprattutto da Guido Chiesa in Lavorare con lentezza (2004), pellicola che racconta gli avvenimenti che coinvolsero Radio Alice, l’emittente libera che proprio in via del Pratello aveva la sede.

Da qui è facile raggiungere la vicina via Saragozza, sfondo della pellicola di Giuliano Montaldo Una bella grinta (1964), di Jack Frusciante è uscito dal gruppo di Enza Negroni (1996) o de La via degli Angeli di Pupi Avati (1999) per raggiungere la splendida porta, filmata da Hughes Terry nel suo Who runs Europe? The red city (1970) o in Sette metri d’asfalto di Renzo Renzi (1954), e chiamata anche “Porta sacra” o “Porta dei pellegrini” perché da lì passavano i fedeli che raggiungevano la sommità del colle della Guardia per venerare l’icona della Madonna di San Luca lungo il porticato dove son stati girati A domani di Gianni Zanasi (1999), L’invenzione dell’Emilia Romagna di Renzo Renzi (1981), Il segreto del successo di Massimo Martelli (2003) fin a giungere al santuario dove Rossif Frederic ha girato parti del suo Morandi (1989), e Carlo Lizzani  Bologna genti studenti dottori (1976) e da qui contemplare la città dall’alto immaginando mille altri itinerari possibili.

 
 
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