I parchi e i giardini bolognesi

Correre in mezzo al verde per mantenrsi in forma, seguendo i percorsi-salute che ci guidano lungo i sentieri e gli alberi del parco; sdraiarsi al sole e tentare l’abbronzatura anche se agosto e le ferie sono ancora troppo lontani; mangiare qualcosa guardando le molli distese di verde tutt’intorno, o, semplicemente, immergersi in un’atmosfera rilassante e fresca, sopratutto nelle caldissime ore estive. Per chi abita in città quasti sono piaceri piccoli e impagabili che i parchi, di quartiere o appena fuori porta, offrono tutti i giorni, calura o freddo invernale permettendo. Per chi abita a Bologna c’è, di fatto, l’imbarazzo della scelta.

 Sono i Giardini Margherita, il più frequentato parco di Bologna anche perchè più “cittadino” di tutti, ad aprire questa breve rassegna dedicata agli spazi verdi metropolitani. Realizzati a fine Ottocento dallo stesso architetto che aveva lavorato al famoso Parco del Valentino di Torino, Ernesto Sambury, i giardini vennero inaugurati ufficialmente nel 1879 e dedicati a Sua maestà la Regina Margherita la quale, si racconta, l’anno precedente passando per Bologna aveva indicato quella zona come ideale per la costruzione di un’area verde pubblica.

I giardini occupano un’ampia parte della città, aprendo l’ingresso principale alla fine di via Santo Stefano e estendendosi per tutta la lunghezza del viale e lungo via Murri. Vero e proprio polmone cittadino, qui si può arrivare anche a piedi: per questo vede ogni giorno centinaia di visitatori, che utilizzano i campi da gioco (di basket e calcio), corrono lungo i sentieri e le zone verdi, pattinano nei vialetti asfaltati sfruttando le inclinazioni collinari del terreno o, semplicemente, si stendono sull’erba alle spalle del laghetto artificale chiacchierando o mangiando qualcosa. Sede ideale per numerose manifestazioni (concerti, conferenze e fiere annuali, come quella dei fiori in estate) il parco ha al suo interno anche un piccolo osservatorio astronomico, costruito negli ultimi anni sul terrazzo di un bel villino novecentesco in cui, fino agli anni Sessanta, era ospitata una biblioteca per ragazzi.

Allontandandosi dal centro cittadino fino alle porte di San Lazzaro si arriva al secondo dei parchi “bolognesi” per eccellenza, proprio perchè molto vicini alla città e facilmente raggiungibili. Il Parco dei Cedri si trova, in realtà, appena fuori Bologna, ma è molto ben collegato dai mezzi pubblici: le linee 19 e 27 si fermano proprio davanti ai due ingressi principali, uno su via Emilia Levante e l’atro su via Genova, alle spalle del campo da baseball.

Concepito per essere una “zona verde” il più possibile libera e intatta, il parco si sviluppa lungo il percorso del Savena, regalando ai visitatori paesaggi palustri e basso-collinari davvero suggestivi. Di notevole estensione, è l’area verde più indicata per chi ama tenersi in forma: disseminati lungo la sua superficie, infatti, numerosi percorsi natura (sentieri per la corsa in terra battuta accompagnati da cartelli e attrezzi per ginnastica a corpo libero) e gruppi sportivi a cui è possibile unirsi gratuitamente lungo l’intero arco dell’anno. D’estate meta degli amanti del sole che danno la caccia all’abbronzatura stendendosi sull’erba, è il posto perfetto per un pic nic o per una lunga passeggiata fuori porta.

Accoccolato in una valletta appartata poco fuori Porta San Mamolo, vicino ai viali che circondano il centro cittadino, il Parco di Villa Ghigi e uno dei più conosciuti e frequentati di Bologna. L'ingresso principale si trova lungo via San Mamolo (per chi arriva in autobus: la terza fermata dopo la porta della linea 29) e un secondo ingresso è in via di Gaibola, provvisto di un ampio parcheggio per chi, invece, si muove in auto.

Adagiato sui colli, il suo territorio – a tratti boschivo e campestre – offre al visitatore un itinerario fatto di piacevoli passeggiate e vedute mozzafiato sulla città, che da qui è possibile dominare interamente, a volo d’uccello. Sono poche le notizie storiche che riguardano quest’area, anche se ricca di edifici e curiosità naturalistiche riportati spesso sulle guide: la chiesa di Sant'Apollonia, dove lavorò Vitale da Bologna, il convento dell'Osservanza e la neoclassica Villa Aldini. Lungo via di Gaibola, su uno degli edifici del podere Tre Portoni, una lapide ricorda che - secondo gli antichi commentatori - Dante allude a questo luogo quando, nei versi del diciottesimo canto dell'Inferno, scrive: "Venedico sé tu Caccianemico: / ma che ti mena a sì pungenti salse?". Oggi di questi vulcanetti di fango noti come salse, così frequenti nell'Appennino emiliano, non c'è più traccia e rimane solo un arido burrone.

Famoso per il suo patrimonio botanico, il parco raccoglie specie autoctone ed esotiche, filari di vecchi fruttiferi e un curioso boschetto di faggi (la “piccola faggeta”, appunto). A seconda dell’ingresso dal quale si accede si hanno impressioni dello spazio e del luogo completamente differenti: entrando da via San Mamolo si accede a un ambiente che, prima coperto e stretto, quasi da sottobosco, permette man mano una maggiore ampiezza di sguardo,dominando alla fine grandi porzioni di territorio. Al contrario, dall’ingresso in via Gaibola, situato molto più in alto, è possibile dominare subito l’intero respiro del parco, aperto sulle colline e soprastante la città.

Merita di esser ricordata, infine, la bella villa, ormai abbandonata da decenni, residenza di collina per la villeggiatura estiva. Sistemata sul versante più fresco dell’intero parco, conserva il fascino suggestivo delle residenze d’altri tempi. Costruita a partire dal Seicento, la villa appartenne ad alcune delle famiglie più importanti del bolognese, tra cui i Malvezzi, i Cavalca e i Dozza. L’ultimo proprietario, Alssandro Ghigi, oltre ad essere zoologo e naturalista di grande fama, fu anche rettore dell’Università di Bologna e visse qui per tutta la vita. Alla sua morte, gli eredi cedettero l’intera proprietà al comune, che ne fece un parco pubblico. Una piccola “casa del custode”, dotata di fontanella e pozzo per l’acqua, è situata poco più in là, nello spiazzo di fronte, accanto alla vecchia ghiacciaia, e l’ambiente è limitato da un fitto bosco formato da cespugli e alberi. Dietro la villa un ricco giardino ornamentale chiude lo spazio abitativo, con una sequenza di sentieri romantici e filari di piante sempreverdi, al centro uno straordinario albero di tasso.

Meta tradizionale di gite domenicali e ferragosti vicini alla città, il Parco della Chiusa si trova alle porte di Casalecchio, fuori Bologna, ma facilmente raggiungibile in bus (la linea 20 collega velocemente il centro cittadino con l’ingresso del parco) e in auto.

Noto tradizionalmente come Parco Talòn, questa straordinaria e lussureggiante distesa di verde è formata da quanto resta dei possedimenti dei Sampieri Talòn, una ricca famiglia irlandese/francese che qui costruì, a partire dal Seicento, i propri palazzi nobiliari. L’antica struttura del parco - legata agli edifici scomparsi a causa dell’ultima guerra – si può oggi, purtroppo, soltanto intuire: attorno alle due ville principali, che dominavano la proprietà, si estendevano un primo grande giardino alla francese, un giardino all’italiana e infine un enorme parco all’inglese che guardava al fiume e ai vigneti circostanti. Il tutto era decorato con piccoli casini di caccia, statue e chioschi presso cui sostare durante le passeggiate, oggi perdute.

Dal 1975 proprietà comunale, il parco ha perso molto del suo fascino di residenza nobiliare mantenendo però intatta la suggestione dei luoghi naturali: muoversi lungo i suoi sentieri vuol dire passare da ombrose passeggiate alberate in terra battuta a viottoli boschivi e coperti, aperti su ampie radure, o seguire il percorso dei rigagnoli e dei fiumiciattoli che portano alla chiusa, l’imponente struttura di controllo idraulico che “smista” l’acqua del Reno verso Bologna, dando origine ai famosi canali che inondano tutta la città.

Per chi, invece, non abbia asolutamente voglia – o tempo – di abbandonare il centro cittadino, allora consigliamo una rapida carrellata tra i parchi e i giardini dentro le mura: più piccoli e molto frequentati, come i Giardini Margherita, sono delle piacevoli oasi di relax in mezzo al frenetico tran tran cittadino.

Il Parco della Lunetta Gamberini, situato all’interno della prima periferia cittadina, è un prezioso polmone verde tra via Degli Orti, largo Lercaro e via Dagnini. Ricavato da una vecchia zona militare poi smantellata (il suo nome, infatti, deriva da una costruzione bellica, la “lunetta”, sempre presente nei campi e nelle trincee) il parco si estende per circa 15 ettari, isolato dal resto della città grazie a ampi filari di siepi incrociate – alberi di Giuda, forsizie, sanguinelli, scotani e molti altri arbusti ornamentali – che lo isolano dal traffico circostante, creando un silenzioso spazio concluso. I prati interni offrono una piacevole passeggiata all’ombra grazie alle belle piante che li popolano: platani e ippocastani, ma anche pioppi e tigli. Ospita, infine, anche delle scuole, un impianto sportivo e una pista di pattinaggio. Il parco è facilmente raggiungibile anche in autobus, con le linee 39, 11 e 13, ed è aperto al pubblico per l’intera giornata.

Per chi, invece, come gli studenti, non può spostarsi spesso dalla zona universitaria, Bologna offre dei piccoli salotti verdi in cui fare colazione, leggere un libro o ripassare tra una lezione  e l’altra. A pochi passi da via Zamboni troviamo, nascosti tra via Belmeloro e via San Leonardo, i Giardini San Leonardo. Popolati da comodi tavoloni in legno, qui si vedono ogni giorno ragazzi indaffarati a leggere, studiare o, semplicemente, consumare la loro pausa pranzo, immersi in questo sbuffo di verde alle spalle delle aule di Medicina. Lo stesso utilizzo, ma forme e proporzioni completamente diverse, per un altro parchetto satellite della zona universitaria: i Giardini del Guasto, arroccati sul cocuzzolo della collina che, un tempo, era l’antica residenza dei Bentivoglio, poi demolita a furor di popolo e trasformata in una montagna di detriti. All’ombra di alberi centenari, seduti sulle tonde e colorate panche in cemento, qui si può godere una piacevole pausa tra i vari impegni della giornata, immersi in un clima universitario ma edulcorato dalla silenziosità del posto. Il giardino ospita spesso performance e mostre, ed è aperto al pubblico fino al tardo pomeriggio.

Ultimo parco presentato all’interno di questa breve carrellata sulle zone verdi urbane ed extraurbane di Bologna è forse il più famoso, se non per la bellezza degli arredi verdi quanto per la fiera settimanale che lo rende meta dell’intera città: il Parco della Montagnola. Costruzione storica e simbolo della vita politica e culturale bolognese, la Montagnola (come viene affettuosamente chiamata dalla moltitudine dei cittadini) era definito “passaggio cittadino” già nel Seicento e divenne, durante il periodo napoleonico, sede per “pubblici svaghi”, come il gioco della Cuccagna o voli aereostatici. Il giardino che oggi fa respirare questa zona centralissima della città, si affaccia con una maestosa terrazza scenografica su via Indipendenza e, dall’altra parte, su piazza VIII agosto. Di concezione ottocentesca, con la sua bella fontana circolare, i viali alberati e i prati all’inglese, ordinati e spaziosi, è la meta preferita degli studenti e dei visitatori casuali della città. frequentatissimo durante la giornata, il parco della Montagnola offre uno spaccato sulla vita stessa di Bologna, fatta di studenti e casalinghe, impiegati frettolosi e anziani accaldati, che si alternano alle attività proposte dalla gestione del parco stesso (attività per i più piccoli e corsi teatrali, spettacoli serali e passeggiate guidate) lungo l’arco dell’intero anni.

 
 
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