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VirtualBologna intervista Gabriele Salvatores

VirtualBologna intervista Gabriele Salvatores

Salvatores & cast incontrano Bologna.

Il regista italiano Gabriele Salvatores ha in caldo una nuova opera. Si intitola Happy Family e, tra spunti pirandelliani ed hollywoodiani, rivela l'animo sofistitacamente romantico del noto regista. Happy Family è una commedia brillante e divertente che tratta principalmente un tema coinvolgente per ognuno di noi: la paura. Questa l'intervista in seguito all'anteprima a Bologna del film, alla quale erano presenti lo stesso Salvatores e gli attori Diego Abatantuono, Fabio De luigi e Valeria Bilello.

 

Salvatores: ci illustra Happy family?
Principalmente il film parla di paura. Dell'avere paura. Tutti i personaggi di questo film hanno paura di qualcosa, come viene elencato dal protagonista Ezio. Il film, poi, parla in particolare della paura di innamorarsi del personaggio principale, uno sceneggiatore che preferisce scrivere una storia d'amore, piuttosto che viverlo in prima persona. Infine, Happy family parla dell'unione di due famiglie. I personaggi di Fabrizio Bentivoglio e Diego Abatantuono sono opposti fin dall'inizio. Non si incontrerebbero mai se i due ragazzini sedicenni non avessero la folle idea di sposarsi.

Salvatores: ci sono vari riferimenti all'interno del film...
Sì, riferimenti artistici all'opera di Pirandello "Sei personaggi in cerca d'autore", anche se nel nostro caso sono 8... E forse anche l'unico personaggio reale, Ezio, è in cerca di qualcosa... (sorride). Non poteva mancare, poi, il riferimento hollywoodiano, come I soliti sospetti.

Salvatores: perchè proprio i Soliti sospetti?
Il mio omaggio è l'epilogo di un discorso sulla creazione di un film, che è diviso in tre capitoli: personaggi, quando veniamo al mondo, le confidenze, quando ci relazioniamo con gli altri, e la famiglia. Queste tre fasi corrispondono anche alle fasi della creazione artistica. Ad un certo punto del film, infatti, gli attori chiedono all'autore di andare più a fondo, di costruire legami e sentimenti.

Salvatores: il livello cromatico è molto forte, come mai?
Abbiamo voluto enfatizzare, evidenziare la dimensione della messa in scena, della finzione. Tutti i colori che prevalgono nelle scene sono accesi ed intensi, cosa che non potrebbe mai capitare nella vita reale. Il giallo, il rosso, il verde, il bianco... suggeriscono allo spettatore che quello che sta guardando è un film, tra l'altro dentro un altro film!

Salvatores: e per quanto riguarda la scena in bianco e nero?
La scena di Milano di notte ho voluto farla in bianco e nero, perchè è l'unico momento di irrazionalità di Ezio, che si lascia andare alle proprie emozioni. Ho pensato alla Milano notturna, perchè ogni città di notte è diversa, più bella e più intima; rivela cose che durante il giorno non notiamo. E' più vera, se vogliamo... come il protagonista in quel momento, del resto. Mi sono ispirato ai tasti del pianoforte, bianchi e neri appunto, che suonano il Notturno n° 20 di Chopin. In quel momento lo scrittore non sta raccontando, ma è passivo. Subisce l'azione.

Salvatores: quindi, dovremmo rispecchiarci un po' tutti in Happy family?
Assolutamente. La "famiglia" siamo tutti noi che viviamo su questo pianeta. La felicità è qualcosa a cui avremmo diritto e che, a volte, ci neghiamo volontariamente. Questo film cerca di guardare la vita all'ombra di un sorriso e gli altri con più tolleranza e tenerezza. Perchè tutti abbiamo paura di qualcosa (sorride).

Maurizio Totti, produttore: com'è nato il film?
Dopo l'esperienza fantastica di Come Dio comanda, io e Gabriele abbiamo deciso di realizzre un altro film insieme. La scelta era tra un altro "pugno nello stomaco" e Happy family. Abbiamo optato per questo per far prendere un po' di fiato sia a noi che al pubblico. Comunque, la seconda scelta, l'altro "pugno nello stomaco" è una sceneggiatura molto bella e spero che Gabriele la accolga presto.

Abatantuono: i tuoi personaggi all'interno del film sono spesso simili, forse è perchè tu sei un po' come loro?
No, io non sono la persona che porto sullo schermo. Mi piace scherzare e sdrammatizzare, ma no, in Happy family non sono io. Come in nessun altro film. Per esempio, in questo film fumo e nella vita vera io non fumo. Certo, qualcosa magari rimane della tua personalità sullo schermo. Questo l'ho imparato da tutti i più grandi attori: Vittorio Gassman, Alberto Sordi, Ugo Tognazzi... E' naturale che la personalità di ognuno si veda. Secondo me, l'attore che ha carisma si riesce a vestire addosso il personaggio che deve interpretare.

De Luigi: dicci qualcosa sul tuo personaggio...
Ezio è una persona che non vive appieno la sua vita, ma che guarda gli altri vivere. E' un medium per gli altri, cerca di essere comunicativo. Questa è, però, la sua difficoltà principale. Comunque, c'erano tutti gli elementi per non far ridere: uno scrittore frustrato, lasciato dalla donna, recluso in casa... ma il bello è stato proprio gestire questi elementi restando su una chiave di commedia.

Salvatores: perchè hai scelto De Luigi per il ruolo principale?
Prima di fare Come Dio comanda, Diego (Abatantuono) mi parlava sempre positivamente di Fabio. Così ho voluto metterlo alla prova nel film preso dall'opera di Ammaniti, facendogli fare una parte minore, ma molto significativa. Diego ha avuto ragione (ride). Mi è piaciuto e l'ho voluto per questo film come attore protagonista. Fabio è un ragazzo timido, che si imbarazza spesso... e sono stati proprio i suoi imbarazzi ha farmelo scegliere. Fabio ha dentro di sé una dimensione poetica.

Valeria Bilello: cosa ci dici sul tuo personaggio?
Quando Gabriele mi ha fatto leggere la sceneggiatura non credevo di assomigliare per niente a Caterina. Infatti, subito mi sono spaventata. Invece, pian piano, ho scoperto che le assomigliavo molto. Mi è piaciuto molto il mio personaggio, Caterina, con le sue fragilità, mi ha fatto innamorare di lei. Spero che sia piaciuta anche a voi (sorride).

Concludiamo con Salvatores: due parole sulla commedia italiana?
Lavorare sulla commedia non è facile come sembra. Dobbiamo ricordarci che dietro abbiamo due grandi genitori: il neorealismo e la commedia italiana, appunto. Sono genitori forti ed ingombranti. E come figlio loro mi sento di dire che non bisogna distruggerli, ma imparare da loro e, perchè no, cercare di superarli.