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VirtualBologna incontra Stefania Sandrelli

cinema, intervista, Incontro con Stefania Sandrelli

La prima volta di Stefania. Raccontata a Bologna.

In occasione dell'anteprima nazionale presso la Cineteca di Bologna del film Christine Cristina, e della giornata dedicata a Cristina da Pizzano, abbiamo incontrato la regista Stefania Sandrelli.

Un'opera prima, quella della attrice toscana che potrebbe rivelarsi anche l'ultima. Lei stessa infatti definisce il suo tardo esordio non la conseguenza di una scelta artistica definitiva, ma la risposta all'urgenza creativa che la figura di Cristina da Pizzano le ha stimolato:

"Cristina l'ho incontrata in una vetrina cercando i regali di Natale. La miniatura di una donna piccola ed eterea, sospesa tra cielo e terra mi ha affascinato. La sua immagine ha preso forma dentro di me, come una donna così lontana e allo stesso tempo così vicina, quasi rivoluzionaria. Così ho deciso di rappresentarla".

Christine de Pinzan, questo il nome della poetessa medievale una volta trasferita a Parigi, si può considerare quasi una madre del femminile più che del femminismo, in un certo senso la prima donna laica:

"Christine Cristina è un film dedicato alle donne più che un film femminista. Si tratta di una storia ostica, un film rischioso in cui ho creduto molto da subito. Ho deciso di farlo innanzitutto perché mi sarebbe piaciuto molto vedere l'affascinante storia di Cristina rappresentata al cinema. Il mio è un film per il pubblico, di cui ho avuto e ho grande rispetto sia nella mia carriera di attrice che ora in questa esperienza da regista. Sono una spettatrice assidua e ciò che desidero è prima di tutto l'approvazione delle persone che vedranno il mio film".

Sebbene le ragioni di un passaggio, al di là della macchina da presa, siano legate all'ispirazione della figura storica di Cristina, l'esperienza per la Sandrelli è stata più che positiva:

"Diventare regista è stato fantastico, il lavoro con gli attori, il rapporto umano mi hanno entusiasmata. Ho avuto grande energia. Sul set ero la prima ad arrivare e l'ultima ad andarsene, sempre per merito di Cristina. Questo film sarà allora un'episodio unico, a meno di non incontrare di nuovo un'ispirazione simile".

Lodata da tutti i suoi attori, la novella autrice non dichiara alcuna ispirazione precisa per il suo modo di girare:

"Tutti i miei registi avevano e hanno due qualità fondamentali, un grande entusiasmo e una spiccata sensibilità femminile. Forse la Archibugi è stata la prima a farmi pensare di dirigere, subito dopo Mignon è partita. Infatti fu vent'anni fa che pensai di girare Buongiorno, Amore, un progetto poi fallito che sarebbe stato il mio vero esordio".

Per quanto riguarda invece la scelta degli attori, si dichiara entusiasta della figlia Amanda:

"Ora finalmente posso dirlo, Amanda è un attrice fantastica ed era davvero perfetta per interpretare Cristina. Come lei infatti, sotto le spoglie di una donna semplice, nasconde grande energia e determinazione, ha un viso dolce ma anche puntuto, insomma, aveva il perfetto physique du role".

Non resta allora che aspettare l'8 marzo, giorno della festa della donna, per apprezzare il regalo che Stefania ha voluto fare al mondo femminile, un film sulla forza d'animo e la speranza di una donna in grado di emergere in un mondo maschilista con coraggio, femminilità e fermezza.

Intanto rimane aperta fino al 31 gennaio presso il Museo Civico Medievale la mostra Vestire una storia, che raccoglie i costumi realizzati per il film da Nanà Cecchi, apprezzata costumista con numerose esperienze per il cinema, il teatro e l'opera.

Mauro Salvador