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Intervista a Neffa

Concerti a Bologna, Intervista a Neffa

A tu per tu con un sognatore con gli occhi aperti

Una visione inconsueta, l'Estragon illuminato a giorno e quasi completamente vuoto. Tutt'intorno a me, un gruppetto di persone indaffarate sistema gli ultimi dettagli prima del concerto. Sul palcoscenico alcuni musicisti provano dei pezzi strumentali. Alla batteria, proprio lui, Giovanni Pellino, in arte Neffa.
Totalmente immerso nel piacere datogli da quelle due bacchette, dai piatti e dai rullanti che vibrano sotto di lui, pare quasi non accorgersi di ciò che lo circonda.

Anche le cose più belle hanno un termine, però. Giovanni viene richiamato ai suoi doveri da Daniela, addetta stampa ed amica che lo segue da quasi 10 anni. E' l'ora di iniziare l'intervista.

Dopo vent'anni di carriera musicale e 8 album, come ti vedi oggi?

Beh, certo sono più vecchio... ma musicalmente sono contento. La mia musica assomiglia a Dorian Gray: io invecchio e lei invece rimane fresca e piena di energia. Ho ancora molta voglia di crescere, di migliorare: il brutto verrà il giorno in cui sentirò di non avere più margine di miglioramento.

Nel presentare questo nuovo album, Sognando Contromano, ti definisci un sognatore con gli occhi aperti e descrivi un nuovo approccio al mondo che ci circonda. Che effetto ha questo sulla tua musica?

In passato ho spesso cercato di scrivere canzoni allegre e spensierate. L'idea era quella di alleggerire l'animo della gente e di risollevarla un po' dai mille problemi quotidiani. Oggi però ho compreso che non è più possibile fare un ragionamento simile e che bisogna scuotere le persone. In quest'album quindi non ci sono canzoni brillanti, perchè volevo esaltare i lati della vita che sto vivendo in questo momento ed esprimere il malessere circostante ed il senso di ingiustizia che percepisco ogni giorno.

Quindi senti il desiderio di contrastare questo stato diffuso giusto?

Più che altro, mi sono sempre sentito fuori tempo qualunque cosa facessi. Quando criticavo la società, con i miei primi album, la gente voleva qualcuno che la vezzeggiasse, quando ho cercato di divertire il pubblico e di intrattenerlo, le persone hanno iniziato a cercare qualcuno o qualcosa in grado di scuoterle.

C'è anche da dire che a te la voglia di cambiare e di metterti in gioco non è mai mancata...

Assolutamente no. Prendi il rap. E' una musica di parole, un gioco geometrico in cui ogni elemento deve combaciare alla perfezione con gli altri. E' stato fantastico ma dopo anni ho cominciato a sentirmi frustrato dall'uso delle sillabe: avevo bisogno di costruire anche figure irregolari. E così con Arrivi e Partenze (suo album di svolta, nel 2001, e di ingresso nel mondo del soul e del pop, ndr) ho cominciato a dedicarmi di più alla melodia e all'uso degli strumenti. Non lo vedo come uno stravolgimento vero e proprio comunque. La musica di un musicista è come un liquido contenuto in una boccia di vetro, in certi momenti lo devi scuotere e dopo un iniziale subbuglio tutto ritrova il suo assetto naturale.

Vent'anni fa la tua carriera è iniziata proprio a Bologna, all'interno dell'ambiente hip hop e rap, ed oggi ritorni ad esibirti qui, con un nuovo album e un'identità musicale in crescita. Che rapporto hai con questa città oggi?

In realtà Bologna la vedo un po' da lontano... da qualche tempo ho deciso di trasferirmi ad Idice. Questo cambiamento è stato una naturale conseguenza del passare del tempo e del modificarsi della mia visione delle cose. Ho sempre vissuto intensamente la vita del centro cittadino ma ad un certo punto mi sono reso conto che serata dopo serata il tempo passava tra una bevuta e l'altra sempre in mezzo ad un sacco di gente e che questo ormai non mi piaceva più. Così ho cambiato tutto, ho aperto la mia casa a tutti gli amici e ho deciso di condividere del tempo con loro in maniera differente e più intima.

Una maggiore intimità e condivisione, certo. In questi anni, tra l'altro, hai anche visto cambiare il panorama musicale intorno a te... Com'è stata la tua esperienza agli inizi e in che cosa differiva, secondo te, dalla situazione attuale?

Il rap è stato senza dubbio un fenomeno sociale rivoluzionario, dotato della stessa carica innovativa che caratterizza internet. Per me, nello specifico, il rap ha rappresentato una parte importantissima del mio vissuto personale, un modo differente di vedere la creazione della musica e di giocare con essa. Quello che contava erano i contatti sociali, non c'erano possibilità economiche di base né tantomeno ordine, ma il messaggio aveva comunque la capacità di diffondersi dovunque. La stessa gente che mi circondava era estremamente interessante: erano tutti artisti e se anche non erano degli artisti in senso stretto, erano comunque degli artisti dell'arte di vivere. La vera differenza è che in quel contesto nessuno si sarebbe sognato di definirsi un artista.

Un'ultima domanda, cos'è per te la musica?

La musica è stata ed è tante cose differenti. All'inizio è stata un appiglio, poi è diventata qualcosa che mi definiva. Poi è arrivato il momento in cui ha cominciato anche ad essere una fonte di sostentamento ed infine un momento di riflessione quasi zen che mi ha aperto un universo. Ha su di me un effetto straordinario.... a volte ci metto dieci anni per sentirmi un uomo miglione ma a volte basta una canzone fatta bene. In passato mi accontentavo di più, appena avevo un'idea la prendevo senza approfondirla... ora è differente, e con Sognando Contromano sento veramente di aver raggiunto un traguardo importante.

Valentina Settomini