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VirtualBologna ricorda Lucio Dalla

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Ciao! Per colpa non so di chi, ciao Lucio!

La sensazione è come se ci avessero detto che da oggi dobbiamo fare a meno di una delle due torri. Magari può sembrare un'affermazione esagerata però, come non accadeva da anni, Bologna si è fermata davvero. Per ricordarsi di un altro momento in cui la città si è sentita unanimemente colpita, la memoria dovrebbe andare alla tragedia del Salvemini o alle stragi in cui la città si è unita nel dolore.

La scomparsa improvvisa di Lucio Dalla ci lascia attoniti perchè proprio nei giorni scorsi il direttore della testata Rai Regionale, Carlo Valentini, aveva intervistato un Dalla in partenza per la tournée europea. La prova generale a Sassuolo lo vedeva desideroso di proporsi ad un pubblico differente dal consueto. La capacità di spendersi e di cimentarsi in progetti sempre diversi lo stava portando via dalla sua Bologna. Per il pubblico più vasto, l'ultimo ricordo restava la partecipazione alla recente edizione del Festival di Sanremo. Nuovamente a fare da pigmalione al giovane Pierdavide Carone, restando un passo indietro. Così come aveva duettato con Marco Mengoni e aveva riproposto canzoni meno conosciute del suo repertorio nel suo ultimo lavoro, "Questo è Amore".

Per alcuni della nostra redazione il pensiero corre allo scorso dicembre, alla presentazione dell'edizione on line de Il Fatto Quotidiano Emilia Romagna alla quale Dalla si era prestato a fare da testimonial, "con l'umiltà del lettore". Del resto Lucio Dalla non si è mai negato a nessuno. Soprattutto non si è mai negato alla sua città. Era una presenza discreta agli eventi cittadini. Che si trattasse di andare alla partita di calcio piuttosto che raccogliere fondi per il restauro della basilica di Santo Stefano oppure organizzare il pranzo natalizio per i clochard, si concedeva e si spendeva personalmente. Lo verifichiamo oltre che dall'affetto dei singoli bolognesi dai numerosi comunicati stampa di ricordo di tante istituzioni e associazioni locali che giungono alla nostra redazione.

Così una composta folla dall'ora di pranzo del primo marzo lascia fiori e piccoli pensieri davanti al portone della sua casa di via D'Azeglio. Anche i negozi di dischi espongono il meglio del suo repertorio. Questa volta non si ha l'impressione di una mera iniziativa commerciale. Casomai è il riflesso di quell'omaggio che vede le radio locali e nazionali trasmettere il meglio del suo repertorio. Michele Serra ha colto nel segno nel suo articolo "L'artista imprendibile" descrivendo quanto le sue canzoni siano cantate, forse come non mai, da tutti noi dall'annuncio della sua scomparsa. Nei social networks o nelle chiacchere tra colleghi d'ufficio ognuno ricorda aneddoti legati alle sue canzoni o proclama la sua preferita. Le parole delle sue stesse canzoni vengono utilizzate per ricordarlo, come se ci avesse insegnato in che modo farlo.

Se il suo Caruso sognava le luci del golfo di Sorrento mentre moriva a New York, crediamo che un grande artista come lui, nato nella culla italiana del jazz, non potesse che terminare il suo percorso di vita in un'altra città europea legata alla musica, come Montreux. Uno dei pochi cantanti che ha saputo unire musica raffinata e musica popolare, accontentando un pubblico eterogeneo che trovava sempre il brano da ascoltare. Sicuramente una presenza anomala tra i tanti colleghi che oggi lo ricordano, perchè meno egoista e narciso. Per noi bolognesi una persona che viveva la città da cittadino e non da Lucio Dalla.

Grazie Lucio, davvero non ci basti mai.

 

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