Basilica di San Petronio

san petronio

Dedicata dal comune al patrono della città, la Basilica di San Petronio fu pensata per rivaleggiare per dimensioni con San Pietro a Roma. I lavori di edificazione cominciarono nel 1390, sotto la direzione del grande architetto Antonio di Vincenzo, e si protrassero per quasi 300 anni, fino al 1659. La maestosa facciata, rimasta incompiuta, è rivestita di marmo rosso di Verona e pietra d'Istria. Il basamento è ricoperto di marmo e nelle nicchie vi sono i busti di 8 santi. Il portale centrale (1425- 1438) è di Jacopo della Quercia, ed è un capolavoro del primo Rinascimento a cui si ispirò anche Michelangelo per alcune figure della cappella Sistina.

Le fiancate della basilica sono decorate dall'alternanza tra contrafforti e finestroni in marmo traforato, dove all'interno si vedono le vetrate delle cappelle interne. I mattoni delle fiancate sono "sagramati", cioè a vista nonostante l'intonaco.

All'altezza dell'unidcesima cappella di destra si innalza il campanile di Giovanni da Brensa (1481-1495), alto 65 metri. Nella torre campanaria è installato un concerto di 4 campane risalente al XV secolo suonate manualmente dalle associazioni campanarie cittadine, secondo l'antica tecnica tradizionale bolognese, nata probabilmente nel campanile stesso.

Chi visita l'interno della Basilica prova un senso di grandezza. San Petronio presenta tre ampie navate corredate di profonde cappelle, notevoli sono il gioco di colori degli intonaci e le vetrate policrome.

In controfacciata è un monumento sepolcrale in cotto eseguito da Zaccaria Zacchi (1526). Sui robusti pilastri alcuni pannelli ad affresco con Santi della prima decorazione pittorica del tempio (prima metà del secolo XV).

Sul pavimento della chiesa è possibile ammirare la linea meridiana tracciata nel 1655 su progetto dell'astronomo Giovanni Domenico Cassini: le sue misure ne fanno la più grande meridiana al mondo (lunghezza m. 67,72; foro di luce a m. 27 dal suolo, distanza fra i solstizi m. 56).

Le ventidue cappelle che si aprono nelle navate laterali conservano interessanti opere d'arte:

II. Cappella di S. Petronio, già Cospi e Aldrovandi, progettata da Alfonso Torreggiani, destinata a contenere la reliquia del capo di San Petronio.

III. Cappella di S. Ivo statue di Angelo Piò e i dipinti Madonna di S. Luca e santi Emidio e Ivo di Gaetano Gandolfi e Apparizione della Vergine a S. Francesca Romana di Alessandro Tiarini (1615). Sul pilastro, due orologi, tra i primi in Italia fatti con la correzione del pendolo (1758).

IV. Cappella dei Re Magi transenna marmorea gotica disegnata da Antonio di Vincenzo (1400); sull'altare Polittico ligneo con ventisette figure intagliate e altre dipinte, opera di Jacopo di Paolo. Le pareti furono affrescate da Giovanni di Pietro Falloppi con un ciclo raffigurante: Episodi della vita di San Petronio, nella parete di fondo; Storie dei Re Magi, nella parete destra, e Il giudizio universale a sinistra, con l'Incoronazione della Vergine in mandorla, in alto, Il Paradiso e l'Inferno, in basso, raffigurazione di tipo dantesco, con una gigantesca figura di Lucifero.

VI. Cappella di S. Vincenzo Ferrer monumento bronzeo del cardinale Giacomo Lercaro eseguito da Giacomo Manzù (1954).

VII. Cappella di S. Giacomo sull'altare Madonna in Trono, capolavoro di Lorenzo Costa (1492); allo stesso autore sono attribuiti i disegni della vetrata policroma.

VIII. Cappella di S. Rocco: San Rocco del Parmigianino (1527).

IX. Cappella di S. Michele già Barbazzi e Manzoli: dipinto l'Arcangelo Michele che scaccia il demonio di Donato Creti (1582).

X. Cappella di S. Rosalia tela Gloria di S. Barbara di Alessandro Tiarini.

XI. Cappella di S. Bernardino: ante della cassa dell'organo quattrocentesco di Lorenzo da Prato dipinte nel 1531 da Amico Aspertini con Quattro storie di san Petronio.

Cappella Maggiore: sull'altare, Crocifisso ligneo quattrocentesco. Sul fondo dell'abside affresco Madonna con san Petronio di Marcantonio Franceschini e Luigi Quaini, su cartoni del Cignani (1672). Il ciborio dell'altare maggiore fu eretto nel 1547 dal Vignola. Di rilievo anche il coro ligneo quattrocentesco di Agostino de' Marchi.

XII. Cappella delle Reliquie sulla quale è impostato il campanile.

XIII. Cappella di S. Pietro Martire con transenna marmorea di Francesco di Simone (fine sec. XV);

XIV. Cappella di S. Antonio da Padova statua di S. Antonio da Padova attribuita a Jacopo Sansovino.

XVI. Cappella dell'Immacolata decorazioni art nouveau di Achille Casanova.

XVII. Cappella di San Girolamo sull'altare San Girolamo attribuito a Lorenzo Costa.

XVIII. Cappella di S. Lorenzo Ratta e Pallotti: famosa Pietà di Amico Aspertini.

XIX. Cappella della Croce, affreschi devozionali con Santi di Francesco Lola, Giovanni di Pietro Falloppi e Pietro Lianori (secolo XV). La vetrata fu realizzata dal beato frate Giacomo da Ulma su disegno di Michele di Matteo.

XX. Cappella di S. Ambrogio affresco nello stile del Vivarini (metà '400).

XXI. Cappella di S. Brigida polittico di Tommaso Garelli (1477).

XXII. Cappella della Madonna della Pace: Madonna in pietra d'Istria di Giovanni Ferabech (1394).

Qualche curiosità...

Con i suoi 132 metri di lunghezza, 58 di larghezza e 42 di altezza, la Basilica di San Petronio è la quinta al mondo per dimensioni.

Nel 1530 la basilica godette di un momento di grande notorietà, in quanto la città di Bologna fu scelta da Carlo V come sede per l'incoronazione a imperatore da parte di Clemente VII.

Una delle quattro campane del (la "mezzanella") è detta "la scolara", perché scandiva l'inizio delle lezioni universitarie all'Archiginnasio.

La basilica di San Petronio affascinò Giosuè Carducci, che le dedicò la poesia "Nella piazza di San Petronio":

Surge nel chiaro inverno la fosca turrita Bologna,
e il colle sopra bianco di neve ride.
È l'ora soave che il sol morituro saluta
le torri e 'l tempio, divo Petronio, tuo;
le torri i cui merli tant'ala di secolo lambe,
e del solenne tempio la solitaria cima.
Il cielo in freddo fulgore adamàntino brilla;
e l'aër come velo d'argento giace
su 'l fòro, lieve sfumando a torno le moli
che levò cupe il braccio clipeato de gli avi.
Su gli alti fastigi s'indugia il sole guardando
con un sorriso languido di vïola,
che ne la bigia pietra nel fosco vermiglio mattone
par che risvegli l'anima de i secoli,
e un desio mesto pe 'l rigido aëre sveglia
di rossi maggi, di calde aulenti sere,
quando le donne gentili danzavano in piazza
e co' i re vinti i consoli tornavano.
Tale la musa ride fuggente al verso in cui trema
un desiderio vano de la bellezza antica.

Ndr: Le immagini dell'interno della basilica non sono presenti in questa fotogallery, in quanto è vietato scattare fotografie all'interno della chiesa.

Silvia Macchiavelli

 

 

 

 

 

 

 
 
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