Basilica di Santo Stefano

santo stefano

La Basilica di Santo Stefano, chiamata anche delle "Sette Chiese", si trova nella meravigliosa Piazza Santo Stefano in pieno centro storico. Per la sua particolarissima conformazione e per la sua magica bellezza è sicuramente un esempio artistico e religioso unico al mondo.

Il complesso monumentale plurimillenario è legato alle più antiche memorie di storia e religiosità bolognesi ed è ricordato fin dall'anno 887 col nome di "Santa Gerusalemme".

Un racconto leggendario ne attribuisce la fondazione al vescovo bolognese Petronio, che avrebbe voluto riprodurre e dedicare a Santo Stefano i luoghi della Passione di Cristo. Dopo una probabile decadenza tra IX e metà X secolo circa, il complesso si risollevò grazie all'arrivo dei monaci benedettini. La loro presenza è documentata per la prima volta nell'anno 983. Grazie alla loro intensa attività edilizia, tra XI e XII secolo, il complesso acquisì quell'articolazione e quelle linee romaniche che ancora conserva, nonostante i restauri moderni. L'architettura di Santo Stefano si arricchì in seguito di altre costruzioni, in gran parte scomparse.
I restauri, non sempre felici,  eseguiti verso il 1880 e nei primi decenni del nostro secolo, hanno mutato il volto antico del complesso e ridotto a quattro le tradizionali "Sette Chiese". 

Recandoci oggi nel complesso di Santo Stefano possiamo comunque ammirare "tesori" architettonici e artistici di incomparabile bellezza.

Chiesa del Crocifisso: di origine longobarda e risale all'VIII secolo, è costituita da una sola navata con volta a capriata e presbiterio sopraelevato sulla cripta. Sotto il presbiterio vi è la Cripta suddivisa in cinque navate con colonne di diversa fattura, una delle quali, secondo la leggenda, dallo zoccolo al capitello equivale perfettamente all'altezza di Gesù (circa un metro e settanta, elevatissima per l'epoca). In fondo alla cripta, in un'urna riposta su un altare, sono custoditi i resti dei Santi Vitale e Agricola. Ai lati dell'altare, pochi anni fa sono stati rinvenuti, sotto uno strato di intonaco, due affreschi cinquecenteschi che illustrano il martirio dei due Santi.

Chiesa del S. Sepolcro: eretta, secondo la leggenda, da San Petronio, è infatti la chiesa più antica del complesso. E' ottagonale con galleria superiore a volta. Fu ristrutturata in età romanica sui resti di un tempio pagano dedicato probabilmente a Iside. Nell'edicola centrale vi è la tomba di San Petronio. Nella chiesa si trova anche una fonte d'acqua che, nella simbologia del complesso stefaniano basato sulla passione di Cristo, viene identificata con le acque del Giordano. Una colonna di marmo cipollino nero, di origine africana e di epoca romana (anch'essa certamente di riutilizzo da un edificio precedente), scostata rispetto alle altre, simboleggia la colonna ove Cristo venne flagellato e, come si legge in un cartiglio, garantisce 200 anni di indulgenza a ciascuno ogni volta che si visita questo luogo. La volta e le pareti della chiesa erano in origine decorate da affreschi duecenteschi, purtroppo quasi del tutto eliminati durante discutibili ed invasivi restauri di fine Ottocento; ciò che resta di essi è visibile nel museo della basilica.

Chiesa dei Ss. Vitale e Agricola: di impianto basilicale, senza transetto, con facciata a salienti, oggi è dedicata a Vitale e Agricola, rispettivamente servitore e padrone, primi due martiri bolognesi vittime della persecuzione ai tempi di Diocleziano (305 d.C.). Composta da tre navate divise da colonne e pilastri, conserva i sarcofaghi vuoti dei Protomartiri, scolpiti in epoche diverse (VIII e XI secolo). All'interno della chiesa sono visibili anche resti di pavimento musivo romano, ora coperti da un vetro protettivo.

Cortile detto "di Pilato": per la vasca centrale che rappresenta il bacile in cui Pilato si lavò le mani. Un'epigrafe lungo il bordo ricorda i re longobardi Liutprando e Ildeprando. Significativo per la simbologia della passione di Cristo è che la distanza tra questo cortile e la vicina chiesa di San Giovanni in Monte (così chiamata perché sorge sull'unica protuberanza naturale del piatto centro di Bologna) sarebbe la medesima che c'è a Gerusalemme tra il Sinedrio ed il Calvario.

Chiesa della Trinità o del Calvario: ampiamente restaurata, ha pianta traversale articolata nel lato sud-est in piccoli vani, costruita su precedente martyrion paleocristiano cruciforme.

Chiostro medievale: di dimensioni maggiori rispetto al cortile di Pilato, è caratterizzato dal fatto di essere su due piani: quello inferiore (probabilmente anteriore al Mille) è impostato su ampie aperture ad arco preromaniche; quello superiore è un magnifico esempio di colonnato in stile romanico-gotico. Interessanti certi capitelli mostruosi, in particolare due (uno rappresentante un uomo nudo schiacciato da un enorme macigno, un altro raffigurante un uomo con la testa girata di 180°, quindi verso la schiena), i quali avrebbero ispirato alcune forme di espiazione descritte nel Purgatorio al giovane Dante Alighieri. Dal chiostro è ben visibile anche il campanile del complesso. Sotto al portico del lato settentrionale del chiostro è situata l'entrata del museo di Santo Stefano.

Ospedale di S. Bovo: (S. Stefano o S. Bruno): ora è stato trasformato nella cappella di Loreto. Era amministrato dalla Compagnia dei Lombardi e nel 1518 fu unito all'Ospedale dei SS. Pietro e Procolo.

Il complesso di S. Stefano conserva anche testimonianze artistiche di grande valore, legate a nomi quali, ad esempio, Simone de' Crocefissi, Vitale da Bologna e Lippo di Dalmasio. Da segnalare un frammento di affresco con "La strage degli Innocenti" che apparteneva al ciclo pittorico eseguito intorno al 1250 da Marco di Berlinghieri da Lucca per la volta del Santo Sepolcro e distrutto nel 1804.

Qualche curiosità...

Nella navata sinistra della chiesa della Chiesa del Crocifisso si nota il complesso statuario settecentesco del "Compianto sul Cristo morto" di Angelo Gabriello Piò. Secondo una leggenda diffusa, l'opera sarebbe stata realizzata usando le carte da gioco confiscate in quegli anni in cui il gioco d'azzardo era proibito.
Anticamente la porticina d'accesso al Sepolcro di San Petronio veniva aperta una settimana l'anno ed era possibile strisciarci dentro per venerare i resti del Santo; in quel periodo, le donne incinte di Bologna solevano camminare trentatré volte (una per ogni anno di vita del Salvatore) attorno al Sepolcro, entrando ad ogni giro nel sepolcro per pregare; al termine del trentatreesimo giro, le donne si recavano poi nella vicina chiesa del Martyrium per pregare dinanzi all'affresco della Madonna Incinta.
Secondo la tradizione, in Santo Stefano Dante Alighieri soleva passare molto tempo a studiare e riflettere durante il suo soggiorno bolognese.
Negli spazi esterni alla basilica si trovano due sarcofagi medievali che hanno custodito le spoglie dei primi vescovi della Chiesa di Bologna

Silvia Macchiavelli

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
 
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