Giardini di casa Carducci

giardino casa carducci

 

L'area verde ai lati della casa bolognese di Giosuè Carducci, nel quartiere Santo Stefano, fu trasformata già dall'inizio dell'800 in un bel giardino. Per la sua realizzazione si preferì il "modello all'italiana" piuttosto che quello "pittoresco" che era più in voga allora e quasi d'obbligo vista la vicina presenza dei romantici ruderi delle mura di cinta. Nello stesso periodo fu impiantata una siepe per separare la dimora dallo spazio antistante.

Il Monumento a Giosuè Carducci, che spicca in questa area del giardino, è stato eseguito dallo scultore Leonardo Bistolfi che lo progettò intorno al 1909, due anni dopo la morte del poeta, e ci mise quasi vent'anni a realizzarlo. Il monumento fu inaugurato con solenne cerimonia il 12 giugno 1928 alla presenza dei sovrani Vittorio Emanuele III ed Elena. Il baricentro del complesso marmoreo è costituito dalla figura di Carducci, seduto e contemplativo, dietro di lui l'altorilievo che fa da sfondo alla composizione, suddiviso in tre aree, intende raffigurare una sintesi dell'opera letteraria carducciana.
I due gruppi statuari posti ai lati (a sinistra la Natura e il Poeta, a destra la Libertà sul sauro destrier della Canzone) simboleggiano, secondo l'interpretazione di Bistolfi, la poetica carducciana:il sentimento della natura, la storia e la fantasia evocatrice, la padronanza assoluta della tecnica compositiva.

 

Qualche curiosità...

Il giardino fu accudito, negli ultimi anni di vita di Carducci, dalla famiglia Ninchi venuta ad abitare nel 1901 nell'appartamento di fronte a quello del poeta con cui stabilì rapporti di cordiale consuetudine. Il figlio dei Ninchi, Annibale, fu un celebre attore del secolo scorso. Lo ricordiamo, solo per dirne alcuni, nei felliniani La Dolce Vita e Otto e mezzo in La Ciociara di De Sica e Storia di una Capinera di Zeffirelli
Durante la seconda guerra mondiale le solide fondamenta del monumento assolsero un'importante funzione, adibite, attraverso la costruzione di una lunga galleria nel 1944, a rifugio antiaereo.

Silvia Macchiavelli

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
 
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